Novità in libreria: “La donna che scriveva racconti” di Lucia Berlin

donnaLA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI

LUCIA BERLIN

BOLLATI BORINGHIERI 2016

Ha vissuto, Lucia Berlin. È stata insegnante, donna delle pulizie, centralinista, infermiera, ha avuto quattro figli da tre uomini diversi, ha abitato in camper, nella New York dei musicisti jazz, in una comune hippie a Berkeley. È stata ricchissima, poverissima, alcolizzata e infine sobria e seria professoressa universitaria. Ma gli scrittori non erano parassiti di esistenze altrui, sfigati che passano il tempo chiusi in una stanza immaginando il mondo, raccontandolo solo per nostalgia e viltà? La vita o la si vive o la si scrive, diceva Pirandello. Lucia Berlin invece ha vissuto, e nonostante questo ha scritto in maniera meravigliosa, fino alla fine. Ha pubblicato per riviste e piccoli editori, e negli ultimi anni ha insegnato a Boulder, all’università del Colorado, adorata dai suoi allievi e dagli amici poeti ma sconosciuta alla maggior parte dei lettori. È morta nel 2004, a 68 anni, e l’anno scorso è diventata uno degli scrittori più importanti del Novecento americano. Grazie all’amore e la passione di Stephen Emerson e Lydia Davis, che hanno voluto ostinatamente e poi curato “A manual of cleaning woman”, pubblicato da Farrar, Straus and Giroux. Quarantatré racconti, quarantatré piccoli capolavori. Il libro è stato coccolato dai critici e amatissimo dal pubblico, è entrato in tutte le classifiche dei libri più importanti del 2015. Esce adesso anche in Italia, col titolo “La donna che scriveva racconti”.

È un libro sontuoso, stracolmo di meraviglie, vale la pena tenerlo vicino al comodino e leggerlo lentamente, una storia ogni tanto. Centellinarlo, come una cosa buonissima. È una raccolta di storie, La donna che scriveva racconti, ma è soprattutto il romanzo di un’esistenza, con tutte le sue sfumature, le battaglie vinte e perse. Quasi sempre poeticamente perse, ma è proprio questa la potenza della scrittura di Lucia Berlin. […]

I suoi racconti non sono autobiografici in senso stretto, non c’è una voce narrante esattamente identica all’io dello scrittore. Sono minuscole avventure che hanno per protagonisti uomini e donne sprecati, magnifici e perduti, un’umanità vitale e stracciona che ama moltissimo e un po’ a caso, che non ha paura di perdere tutto. Sono gli altri, certo, ma somigliano a Lucia, la sorella, la madre, il marito, i suoi figli. Jeffrey Berlin, uno dei figli di Lucia, ha detto in un’intervista che leggere le storie di sua madre non l’ha mai messo a disagio, nonostante tutta quella incresciosa verità. Era piuttosto come mettere in ordine ricordi, attraversare di nuovo tutto quello che avevano vissuto insieme, nel bene e nel male. […]

Gli scrittori sono come le cozze, si attaccano a qualcosa di solido e si nutrono di sporcizia, ingoiano e risputano, digeriscono e restituiscono acqua pulita. E pazienza se la lordura rimane loro dentro: quello che conta è sempre e soltanto scrivere buoni libri.

Dalla recensione di Elena Stancanelli per D-La Repubblica. Leggi il testo completo QUI

Tags: bollati boringhieri, libro, narrativa, nord america, novità, racconti
Pubblicato in Libri (20/2/2016)

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