Complici

La relazione pericolosa tra l’Italia e il regime di Gheddafi, di Giampiero Gramaglia e Luigi Garofalo (Editori Riuniti, € 15,00)

Un libro che più puntuale non poteva arrivare. Oggi, formalmente, non si può dire che siamo in guerra con la Libia, anche se, praticamente, apparteniamo alla coalizione di stati (USA, Francia, UK, Spagna, Canada…) che la stanno bombardando, perché l’operazione è sotto il benestare dell’ONU e della sua risoluzione 1973/2011, che autorizza una no-fly zone sul territorio libico per proteggere la popolazione civile dai massacri compiuti da Gheddafi e dalle sue milizie per sedare le rivolte che da settimane stanno infuocando la Libia e buona parte del nord Africa. È una questione di definizioni e peso delle parole, che risuona nelle azioni detonanti dei missili. Ma ora è ora. E ora è cambiato completamente lo scenario della diplomazia mondiale.
Se oggi i nostri Ministri La Russa e Frattini, e il nostro Presidente Del Consiglio Silvio Berlusconi, appoggiano senza remore l’attacco alla contraerea e alle basi militari di Gheddafi, in difesa del popolo libico, fino a qualche giorno fa Gheddafi era considerato uno dei principali partner commerciali e politici del Governo Italiano, e un amico personale di Silvio Berlusconi. Una persona a cui rendere omaggio, da accogliere in Parlamento con gli onori che spettano a un grande leader, al quale poi donare la presenza di centinaia di belle ragazze italiane, pagate affinché ascoltassero ossequiose i suoi discorsi sul Corano…
L’Italia ha da anni un rapporto privilegiato con la Libia per questioni energetiche, fondamentalmente petrolifere (ENI), ma anche finanziarie e affaristiche. Il peso libico nell’economia italiana è infatti ben più che ragguardevole. Il Colonnello Gheddafi, ora denominato dittatore anche dai media nazionali, in Italia ha investito un po’ dei suoi miliardi in fonti d’acqua e spa, e in azioni di Fininvest, Unicredit, FIAT e Juventus…
I rapporti tra Silvio Berlusconi, uno degli uomini più ricchi del mondo e contestualmente (per molti anni) anche Presidente Del Consiglio italiano, con Muammar Gheddafi sono stati segnati da molti episodi controversi e inquietanti. Dal trattato Italia-Libia per il controllo dell’immigrazione da parte del Raìs, con qualunque mezzo (incluse torture, stupri e violenze sui migranti, da parte dell’esercito Libico, sempre ben fornito di mezzi e armamenti italiani), affinché non “invadano” l’Italia di Bossi e Maroni. Tutto questo, fino ad arrivare all’imbarazzantissimo baciamano di Berlusconi a Gheddafi, filmato in Libia, coronato dalle dichiarazioni del nostro Premier di non voler disturbare il Colonnello mentre era impegnato a massacrare i rivoltosi (che ora proteggiamo con i missili).
Non si tratta di un instant book, ma di un libro pensato e progettato a lungo, molti mesi prima che scoppiasse la rivoluzione libica, e l’intervento militare che ne è conseguito. Progettato, questo libro, poiché l’editore credeva che non di solo bunga bunga si trattasse. E l’incontro con Giampiero Gramaglia, uno dei più seri giornalisti italiani, a lungo responsabile degli esteri dell’Ansa, a cui aveva proposto di scriverlo, aveva confermato la supposizione: dietro al Trattato di Amicizia tra Italia e regime di Gheddafi si nascondeva una fitta trama di interessi su cui valeva la pena fare luce.
Un’inchiesta coraggiosa e illuminante. Attraverso la produzione di documenti originali, numerose interviste a imprenditori operanti in Libia e una minuziosa ricostruzione degli eventi degli ultimi anni, scopriamo che siamo complici, con l’obbligo morale di riconoscere le nostre responsabilità. Per capire ora cosa succede. Almeno un po’.

Tags: complici, conflitto, giampiero gramaglia, il regime di gheddafi, italia, la relazione pericolosa, libia, luigi garofalo, politica internazionale
Pubblicato in Libri (20/4/2011)

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